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segnalazioni

A proposito della petizione "La parola clandestino non ha diritto di cittadinanza negli ordinamenti giuridici"

Un contributo di Anna Maria Gentili

Argomento: Diritti umani

Vorrei portare all'attenzione degli estensori di un appello che si propone giustamente di riflettere proprio sull'uso delle parole, le forti implicazioni di un'affermazione che indica "la violenza dei costumi tribali" tra le altre cause dell'esodo dei migranti . Quanti come me conoscono da lungo tempo il martirio dell'Africa sanno bene che l'esodo é conseguenza di uno sfruttamento economico nel contesto di democrazie quasi sempre solo di facciata che emargina i più vulnerabili che costringe ad andarsene chi vuole avere una speranza., Evocare presunti "costumi tribali" non fa altro che radicare il pregiudizio di un'Africa atavica da cui discenderebbe ogni violenza e invece la violenza é di regimi che non esitano a reprimere con le armi cittadini che chiedono di avere diritti di accesso alle loro risorse. I tanti conflitti in Africa lungi dall'essere tribali sono espressione di una modernità crudele e mercantile. Persone di buona volontà, tanto attente ai diritti umani dovrebbero saperlo e fare attenzione a non divulgare il linguaggio del pregiudizio. Uno dei principali diritti umani é di non essere relegati in stereotipi originati nel contesto della negazione della storicità delle popolazioni africane.

Anna Maria Gentili

Leggi l'appello

http://iprogre.wordpress.com/2011/04/22/la-parola-clandestino-non-ha-diritto-di-cittadinanza/

Anna Maria Gentili è docente di Storia e Istituzioni dell'Africa all'Università di Bologna