Gruppo di lettura sulla letteratura araba contemporanea

Mercoledì 12 ottobre 2022 | ore 17.00 - Centro Amilcar Cabral

Gruppo di lettura sulla letteratura araba contemporanea 

Un gruppo di lettura alla Biblioteca Cabral dedicato alla letteratura araba contemporanea che si propone di cominciare a leggere insieme alcuni grandi capolavori: Miramar di Najib Mahfuz, La stagione delle migrazioni a nord di Tayeb Salih, La porta del sole di Elias Khoury, Corriere di notte di Hoda Barakat, Canna di bambù di Suad al Sanousi.

Il gruppo è coordinato da Maria Elena Paniconi (docente di Lingua e letteratura araba, Università di Macerata) con la partecipazione di Francesca Biancani (Storia e istituzioni del Medio Oriente, Università di Bologna) e Martino Lovato, esperto di letterature arabe e mediterranee.

La partecipazione è libera, gratuita e aperta a tutti.
Nell'ambito del Patto per la lettura Bologna
In collaborazione con l'Associazione Hayat

Benché non più obbligatorio, per entrare in biblioteca e per partecipare alle attività raccomandiamo ancora l’uso della mascherina (chirurgica o FFP2).

Per comunicare la partecipazione scrivere a
amicabr@comune.bologna.it
o telefonare al numero: 051 581464


Questa storia inizia durante l'estate del 1949, un anno dopo la guerra che i palestinesi chiamano Nakba, la catastrofe - che ebbe come conseguenza l'esodo e all'espulsione di oltre 700.000 persone - e che gli israeliani celebrano come la Guerra d'indipendenza. Alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendo tutti tranne un'adolescente. La ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. Molti anni dopo, ai giorni nostri, una donna di Ramallah prova a decifrare alcuni dettagli che aleggiano attorno a quell'omicidio. È colpita da quel delitto a tal punto da trasformarlo in un'ossessione, non solo a causa dell'efferatezza del crimine, ma perché è stato commesso esattamente venticinque anni prima il giorno in cui è nata. Adania Shibli sviluppa due narrazioni che si sovrappongono e, in trasparenza, evocano un presente che non può prescindere da ciò che è stato. Con una prosa tagliente e inquietante, "Un dettaglio minore" va al cuore di un'esistenza segnata dall'annullamento e dalla privazione di sé, com'è la vita nella Palestina occupata, rivelandoci quanto sia ancora difficile riunire i frammenti di una narrazione rimasta troppo a lungo nascosta nelle pieghe della storia.

Adania Shibli è nata nel 1974 in Palestina. È autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, saggi. Nel 2001 e 2003 le è stato conferito il premio Qattan Young Writer’s Award-Palestine. Il suo romanzo Masās (Dār al-Ādāb, 2002), è stato tradotto in italiano con il titolo Sensi (2007), seguito dalla raccolta di racconti brevi Pallidi segni di quiete (2014). Il suo romanzo qui tradotto, Tafsīl thānawī (Dār al-Ādāb, 2002), è stato finalista al National Book Award 2020 e all’International Booker Prize 2021. Adania Shibli è anche impegnata nella ricerca accademica e nell’insegnamento.

I coordinatori del gruppo Maria Elena, Francesca e Martino propongono altri suggerimenti di lettura per l'estate:



  • Giovedì 5 maggio 2022,ore 17.00 Centro Amilcar Cabral, via san Mamolo 24 (Bologna)
    Si parlerà di L'uomo che arava le acque, di Hoda Barakat, traduzione dall'arabo di Samuela Pagani (Ponte alle Grazie, 2003)


Niqula è il discendente di ricchi commercianti di tessuti libanesi. Nel centro di una Beirut distrutta dalla guerra civile egli si nasconde nel sotterraneo miracolosamente sopravvissuto ai carri armati, in cui suo padre teneva in deposito le stoffe preziose. Indifferente all'eco dei vicini combattimenti, Niqula dorme avvolto in tessuti sontuosi. 
Tra le rovine già invase dalla vegetazione egli vive esperienze allucinatorie, dove la sua vicenda privata si intreccia con quella della città. Niqula ricorda la sua infanzia: la struggente figura del padre, commerciante filosofo, la madre ossessiva, maritomane e infedele, della quale assecondava i capricci. Dolorosa è anche la nostalgia per Shamsa.

Hoda Barakat è nata nel 1952 in un villaggio di montagna del Nord del Libano. E’ vissuta a Beirut, dove nel 1975, poco prima della guerra civile, si laurea in letteratura araba. Nel 1989 si trasferisce a Parigi dove vive tuttora e dove lavora come giornalista. L’uomo che arava le acque ha ottenuto nel 2000 il prestigioso premio Naguib Mahfouz ed è stato tradotto in inglese e francese.


  • Martedì 15 marzo 2022, ore 17.00 Centro Amilcar Cabral, via san Mamolo 24 (Bologna)
    Si parlerà di Le stagioni di Zhat, di Sonallah Ibrahim, traduzione dall'arabo di Elisabetta Bartuli (Jaca Book, 2015)


Nell'appartamento piccolo-borghese di un condominio del Cairo, Zhat vive una vita affollata di eventi piccoli e grandi, popolata di amiche, vicini di casa, negozianti del quartiere, le cui esistenze si intrecciano con la sua. Sullo sfondo della Storia - che, senza che lei se ne renda conto, determina la sua vita - Zhat, immersa nella quotidianità, amante dei pettegolezzi, preoccupata della spesa, è un personaggio pieno di colore e di ironia. Ritratto di un'anti-eroina sempre baldanzosa e sempre sconfitta, e di un paese incalzato dal degrado, il romanzo si srotola in pagine dove la simpatia umana si mescola alla crudezza della satira.


  • Lunedì 7 febbraio 2022, ore 17.00 Centro Amilcar Cabral, via san Mamolo 24 (Bologna)
    Si parlerà di La stagione della migrazione a Nord, di 
    Tayeb Salih, a cura di Francesco Leggio (Sellerio, 2011)
    Coordinano Maria Elena Paniconi e Martino Lovato

L’avventura spirituale di una diaspora e un ritorno, e di un definitivo spaesamento. Un viaggio nei vortici dell’identità, sospesa tra tradizione e modernità, tra Oriente e Occidente, ai margini del deserto del Sudan. Un romanzo cupo e affascinante pieno di tensione ma anche di poesia.
Mediante uno schema narrativo di scatole cinesi (o più appropriato è dire: giocando sulla tradizione delle Mille e una notte della cornice, delle storie nella storia, dell’identificazione tra figura narrante e personaggio) questo libro racconta dell’avventura spirituale di una diaspora e un ritorno, e di un definitivo spaesamento. E la figura di un intellettuale arabo che vi è scolpita – bambino adottato al Cairo da una famiglia inglese, studi a Oxford e brillante carriera in Gran Bretagna, libertino che sulle donne vendica un suo senso di morte, fino all’ultimo incontro che lo forza a scegliere tra il suo essere occidentale e il suo essere arabo; il ritorno al villaggio sul Nilo, lo sforzo di dimenticare, e infine la catastrofe per lui, e indirettamente della sua comunità – è una figura indimenticabile, nel senso proprio che ha la letteratura di non dimenticare: cioè le molte traduzioni e ristampe in Europa e nel mondo arabo (alle quali questa italiana si accoda). Ma il tema del libro (il principale, accanto a storie e suggestioni convergenti sulla storia principale) non è solo quello del disagio dell’intellettuale arabo diviso tra speranza e tradizione, tra valori della cultura e miserie materiali. Sembra piuttosto quello più alto dell’unità inevitabile, in una contesa antichissima di amore-odio, tra il mondo arabo e quello cristiano, tra il Nord e il Sud del Mediterraneo. La stagione della migrazione a Nord è un longevo capolavoro, descritto da Edward Said come uno dei più bei romanzi della letteratura araba moderna e dichiarato, nel 2001 dall’Accademia letteraria arabica, il più importante romanzo arabo del XX secolo. Esso riecheggia nelle vicende di una emigrazione moderna, l’antico periodico andare degli uomini del deserto verso le oasi e le coste, inseguendo sogni d’amore, leggende, mercantilismi, a specchiarsi e contaminarsi con una cultura doppia e necessaria: ad arricchirla e uscirne più ricchi nello scontro. La storia del protagonista è quella dell’illuminante presa di coscienza che «io è un altro».


  • Lunedì 13 dicembre 2021, ore 17.00 - Centro Amilcar Cabral, via san Mamolo 24 (Bologna)
    Si parlerà di Miramar, di Najib Mahfuz, traduzione di Isabella Camera d'Afflitto (Feltrinelli, 2021)

In un’Alessandria che ha perso il suo fulgore, spenta dalle politiche di Nasser, resiste una pensione, il Miramar. Un luogo di un’eleganza un po’ decaduta che, sotto le macchie d’umidità, conserva le tracce di un passato grandioso. Mariana, la matura vedova greca che ne è la proprietaria, non intende arrendersi né al trascorrere del tempo né ai cambiamenti della società egiziana. Gestisce la pensione con l’aiuto della bella Zahra, fuggita dalla campagna nel tentativo di evitare un matrimonio combinato. Lentamente, il Miramar si ripopola, e tra i suoi ospiti compare Amer Wagdi, vecchio giornalista in pensione che ha militato nel partito nazionalista liberale, e ha deciso di tornare dopo vent’anni da Mariana, la donna che ha amato, in cerca di un luogo in cui trovare pace nella sua ultima stagione. E se in diversi, come il decaduto Tolba Marquz che ha perso tutte le proprietà nei cambi di governo e Mansur Bahi, tormentato annunciatore a Radio Alessandria, arrivano alla pensione in cerca di un rifugio, il giovane ragioniere Sarhan al-Buheyri ha seguito la bella Zahra e spera di riuscire a sedurla. Dai loro scambi e intrecci emerge chiara la dolorosa realtà sociale e politica di un paese diviso da obiettivi, visioni e interessi differenti.

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